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Il disegno giapponese tra
manga e comics
Gianfranco Fusco
La
tradizione giapponese del disegno si esprime fin dall’antichità anche con
varie e proprie narrazioni illustrate, che possono essere considerate, a
buon diritto, antenate dei moderni manga. Durante i lavori di
restauro dello Hōryūji nel 1935, furono scoperti disegni umoristici e
caricaturali su tavole di legno, risalenti probabilmente all’VII secolo. Fra
il IX e il XIV secolo nascono gli emakimono, pitture su rotolo con
narrazioni illustrate di leggende, battaglie e scene di vita tra cui
particolarmente significativo il Chōjūgiga (“Rappresentazioni
umoristiche di animali”), attribuito al monaco Toba Sōjō (XII sec.), al
quale è anche attribuito lo Yōbutsu kurabe (“Gara fallica”), in cui
uomini gareggiano in varie prove di forza coi propri membri eretti. Nel XV
secolo e nei successivi sono frequenti le illustrazioni dette hyakki yakō
(“parata notturna dei cento diavoli”) che, a dispetto del soggetto,
suscitano più il riso che l’orrore. Dalla metà del XVII secolo, con gli
zenga, l’umorismo delle rappresentazioni verrà usato per uno scopo
serio. Nel periodo Edo, grazie alla tecnica xilografica, si avrà la
diffusione di ogni genere di disegno fra il grande pubblico e appariranno
quelli che possono considerarsi i primi manga: diverse pagine di
illustrazioni rilegate fra loro. Il termine manga viene coniato nel
1814 da Hokusai e ha inizialmente il significato letterale di “schizzi
involontari”, ma con l’implicazione anche di “moralmente corrotti”. Bisogna
comunque arrivare all’epoca Shōwa perché il termine manga, nella sua
attuale eccezione, entri nell’uso comune. Nel XX secolo i disegnatori
giapponesi assimilano i fumetti occidentali, rielaborandoli fino a farne un
genere del tutto originale destinato a ogni categonia di lettori, per cui si
hanno manga per ragazze, per sportivi, per impiegati e naturalmente
manga erotici. Da questa specie di letteratura alternativa attingono
gli anime, cioè i film a cartoni animati (Akira) e quelli con
attori in carne e ossa (Crying Freeman), e dal loro linguaggio è
ormai influenzata anche la cosiddetta letteratura alta (Yoshimoto Banana).
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aistugia – Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi
xxii
Convegno di Studi sul Giappone
Cortina d’Ampezzo (bl),
10-12 settembre 1998
In:
Atti del
xxii Convegno di Studi sul
Giappone
Luogo:
Venezia
Editore:
aistugia
Anno di pubblicazione:
1999
Pagine:
325 - 354
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