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>>> INTERVISTE
12 giugno 2008
Cosa ne pensa del film L’esorcista?
Ne penso in maniera positiva, per un motivo: ha fatto conoscere a tutto il mondo questo strano personaggio che è l’esorcista, di cui si era persa la nozione. È interessantissima a proposito di questo film un’intervista che fu curata da Radio Vaticana a cui partecipavano il regista, il sacerdote che aveva assistito a tutte le riprese, padre Candido e monsignor Balducci, demonologo molto noto. Il regista se l’è cavata in maniera molto egregia dicendo: “Io ho cercato di fare spettacolo, a me importava quello. Ciò che c’era di vero o di non vero è affare vostro, a me non interessa”. Diciamo, però, subito che il film L’esorcista è basato su un fatto concreto, avvenuto nel 1946 – se non vado errato – e su cui è stato scritto anche un romanzo. Il produttore e il regista hanno costruito la pellicola sul romanzo. Chi ha seguito tutta la lavorazione del film dice che è vero che il regista ha fatto spettacolo e ha girato scene esagerate, come per esempio quando la ragazzina sputa roba, vomita, scene che non si verificano mai in un esorcismo ma, in linea generale, è stato fatto con grande serietà e dà l’idea di che cosa siano gli esorcismi. Anche padre Candido ne ha parlato molto benignamente. Certo, le ripeto, a mio parere è stato un film che ha avuto un impatto positivo, ha fatto riscoprire la persona dell’esorcista che era pressocchè scomparsa dalla scena.
In questo momento è impegnato a scrivere un nuovo libro?
Per ora no. Ne ho scritti tre che sono stati benedetti dal Signore. Hanno avuto una grande influenza. Per esempio, quando ho incominciato, qui in Italia c’erano una ventina di esorcisti. Adesso ce ne sono più di trecento. Il mio primo libro Un esorcista racconta è giunto, per ora, alla ventesima edizione ed è sato tradotto in tredici lingue. Dà l’idea di un successo mondiale veramente immeritato dal mio libro in cui mi sembra di aver scritto solo l’abc che tutti dovrebbero sapere. Fui scioccato quando, subito dopo averlo pubblicato, incontrai un sacerdote su una cinquantina d’anni che mi disse: “Lei è don Amorth? Io ho letto tutto di un fiato il suo libro, tutto quello che lei ha scritto. Mai mi era stato detto, mai lo avevo sentito dire da nessuno”. Quindi, vuol dire che è stato opportuno perché copriva una lacuna. Il mio secondo libro Nuovi racconti di un esorcista per ora ha avuto undici edizioni ed è un completamento del primo libro. Poi, il mio terzo libro – che è un pò il mio cocco perché è l’ultimo nato – Esorcisti e psichiatri è un libro che pone anche tanti problemi, tante questioni che cerca di affrontare e risolvere o tenta di spingere i teologi a cercare di risolverli.
Nel suo ultimo libro lei afferma che “manca fino ad oggi un’opera storica sull’esorcismo”.
L’opera storica la riassumo nell’ultimo capitolo: la storia degli esorcismi nella Chiesa Latina – limitatamente, altrimenti diventerebbe troppo grande – da Gesù Cristo a oggi è una storia che non esiste, non è stata scritta. Suggerisco anche altre piste di libri da fare che potrebbero essere incominciati a partire da tesi universitarie scritte da sacerdoti che si laureano in materie ecclesiastiche. Interessantissimo, per esempio, sarebbe un libro che parli degli esorcismi nella vita dei Santi. Lei pensi anche a quanti episodi la tradizione ha attribuito a Sant’Antonio nel deserto. Magari, ci sono anche episodi leggendari che rispecchiano un contenuto vero, un pò quello che diciamo dei Fioretti di San Francesco che, anche se non sono storicamente esatti, esprimono con chiarezza lo spirito francescano.
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