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 28 aprile 2008


 

Donne e fumetto: un percorso in evoluzione

 

Sara Papa

 

 

 

Contrariamente a quanto si può pensare, la figura femminile ha fatto parte da sempre del mondo del fumetto, sia come protagonista che in veste di autrice. Se nelle serie di carattere familiare acquisiva un ruolo di persecutrice di mariti in fuga, nelle strisce a lei espressamente dedicate seppe svolgere un ruolo ben più importante. Per facilitarne la comprensione, abbiamo suddiviso le donne di carta in cinque categorie: eterne fidanzate, supereroine, bambine arrabbiate, sexy girls e donne guerriere.

 

 

Le origini: dal 1890 ai primi del Novecento

 

Gibson Girl

Già a partire dal 1890 si delineano nel panorama fumettistico americano diversi tipi di figure femminili che porteranno alla realizzazione della pretty girl dei primi anni del Novecento.

Nel 1890 l’illustratore Charles Dana Gibson dà origine al prototipo di donna della Gilded Age, la Belle Epoque americana, attraverso una rappresentazione iconica della bella e indipendente donna americana alle soglie del xx secolo: elegante, formale, con abiti stretti in vita ed elaborati cappellini. Tale stile si contrappone a un altro modello femminile, realizzato dall’illustratrice Nell Brinkley agli inizi del Novecento: la donna scapigliata, spensierata e controcorrente, dai capelli ricci e scomposti ad arte.

Le ragazze di Gibson e di Brinkley preludono alla pretty girl delle illustrazioni del primo Novecento, una fanciulla alla moda, che cambia spesso partner e attira su di sé le attenzioni degli uomini: disegnata da Jack Callahan nel 1914, Cinderella Suze, ragazza soggetta a ogni genere di angheria come la Cenerentola da cui prende il nome, ne è un valido esempio. Accanto alla pretty girl, negli anni Dieci si assiste anche alla nascita di personaggi infantili, bimbette con le fattezze di cherubini, note anche come cute babies, dall’aspetto paffuto e tenero e con un linguaggio lezioso e disarticolato tipico dei bambini in età prescolare. Le più famose sono le Kewpies, realizzate da Rose O’Neill già nel 1909 ma divenute popolari in seguito alla loro commercializzazione in forma di bambolotti a partire dal 1913. Da questo stile cute derivano le bambine terribili del fumetto come la famelica Hungry Henrietta (1905) di Winsor McCay e l’incantevole Mama’s Angel Child (1913), riccioluta bambina bionda di Penny Ross.

 

 

Gli anni ’20-’30: le eterne fidanzate

 

Il fumetto statunitense degli anni Venti e Trenta si presenta perlopiù in forma umoristica nelle strisce su quotidiani a lettura familiare. Le figure femminili di maggior spicco sono sicuramente mogli e madri onnipresenti, ossessive e petulanti: ricordiamo su tutte Petronilla (Maggie), controparte femminile di Arcibaldo (Jiggs) nell’umoristico Arcibaldo e Petronilla (Bringing Up Father, 1913) di George McManus. Petronilla, in seguito a un’improvvisa fortuna piovuta sulla sua testa, è decisa a diventare una “signora”, desiderio che non collima affatto con quello del marito Arcibaldo con cui inscena scontri e gag a non finire. Stesso discorso vale per Blondie (1930) di Murat Young che, tuttavia, sfrutta il suo ascendente sul marito per usarlo come un burattino senza che lui se ne renda conto. In questo modo, Blondie si rende emancipata dal suo compagno, mantenendosi però all’interno dello stereotipo delle tipica famiglia americana senza alcun vero capovolgimento dei ruoli.

Dal tratto umoristico delle strisce si passa a una lettura decisamente più adulta e realistica attraverso fumetti come Dick Tracy (1934) di Chester Gould e Terry e i Pirati (Terry and the Pirates, 1934) di Milton Caniff e George Wunder. In queste storie la presenza della donna è relegata a un piano secondario e di contorno, senza nessuna introspezione psicologica né importanza per l’evolversi della vicenda. Gli anni Trenta segnano il periodo d’oro del fumetto d’oltreoceano, ma offrono solo un vasto campionario di donne-comparsa: Flash Gordon e Dale Arden

Dale Arden, bruna compagna di Flash Gordon (1934), presente in tutte le sue escursioni per mondi fantastici, ma senza esserne mai realmente partecipe. Anzi, il più delle volte costituisce solo un peso e costringe l’eroe a correre in suo aiuto contro omoni malvagi, pronti ad aggredirla. Dale resisterà col suo amore ossessivo nei confronti di Gordon finché non troverà un costruttore che le garantirà il tranquillo mènage che desidera.

Diana Palmer, fidanzata dell’“Ombra che cammina” in L’uomo mascherato (The Phantom, 1936), inizialmente con un carattere forte e indipendente ma via via sempre più spenta e scialba, l’ombra di Phantom stesso.

Olivia (Olive Oyl), donna della contesa in Braccio di Ferro (Popeye, 1929). Questo irascibile personaggio è in realtà un po’ diversa dall’eterna e onnipresente fidanzata: è una matriarca aggressiva che tenta in ogni modo di sottomettere il maschio e, se ha motivo di essere gelosa, di certo non perde tempo in lacrime e piagnistei ma distribuisce calci e ceffoni.

Minni (Minnie, 1928) e Paperina (Daisy Duck, 1937) rientrano entrambe nella categoria delle eterne fidanzate, seppure con le caratteristiche dell’universo Disney, in cui topi e paperi assumono i medesimi atteggiamenti degli esseri umani, con i loro pregi e i loro difetti, senza mai oltrepassare lo stereotipo della donna romantica, gelosa e rompiscatole.

 

 

Il primo dopoguerra: arrivano le donne

 

Al termine della Prima Guerra Mondiale il mondo si ritrova completamente cambiato. Le nuove generazioni si oppongono ai valori sostenuti prima del conflitto senza però riuscire ad affermarne di nuovi. Siamo di fronte ad atteggiamenti che sconvolgono il sistema dei costumi in vigore fino a quel momento e riguardano soprattutto il mondo femminile. L’atteggiamento, il linguaggio, il comportamento in pubblico dell’altro sesso prendono una direzione fino ad allora inaudita. Arrivano le cosiddette flappers: capelli corti, detti alla “maschietta”, gonne al di sopra del ginocchio, scarpe basse e comode, un abbigliamento che rinnega la bellezza muliebre contemplata in precedenza. Inoltre, in seguito al bisogno di manodopera femminile durante la guerra, ora le donne lavorano anche in settori a cui prima non potevano accedere, come il terziario, non ultimo grazie alle maggiori possibilità di istruzione.

È in questo periodo che compaiono le prime working girls del fumetto: la segretaria Winnie Winkle, protagonista della striscia omonima di Martin Branner, appare per la prima volta nel 1920. Non è però una donna in carriera: siamo in un periodo in cui le donne lavorano per necessità, per mantenere la famiglia, e il matrimonio con un uomo ricco rappresenta per loro ancora l’unico modo per uscire dalla povertà. Il fumetto è ancora un lettura per famiglie e le ragazze continuano a rispettare uno schema sociale imposto.

 


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